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La sostenibilità dei trasporti e dei veicoli in mostra nel contesto di Barcellona PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Campus   
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La fiera dell’automobile, il problema delle batterie e la ricerca di soluzioni globali.

Si sta tenendo in questi giorni (dal 30 settembre al 10 di Ottobre) la consueta fiera dell’automobile a Barcellona nello spazio dedicato (Fira de Barcelona, vicino Plaza Espanya a Montjuïc).

Si tratta di un evento che ormai dedica ampio spazio alle tematiche ambientali e alla mobilità sostenibile, non solo alle auto elettriche che pure rivestono una importanza primaria.

Già nel 2019, prima della pandemia, visitammo la fiera che va letta anche nel quadro di una città che pur con molti limiti e una qualità dell’aria lontana dal salubre, sta facendo molti sforzi per migliorarsi.

Parliamo di una città che ha una rete metropolitana estremamente pulita, servita da 11 linee, capillarmente distribuite i cui cittadini entrano in treni che viaggiano con corse frequenti e che sono puliti e moderni. La distanza media tra le stazioni è di 838 metri, il che consente di poter raggiungere facilmente i luoghi dove ci si vuole recare. C’è l’accesso facilitato per i disabili quasi ovunque, con ascensori e rampe, (così come nei marciapiedi, spesso larghi), e con biglietti economici se si usa il carnet da 10. E ci sono orari ampli (per esempio dal sabato mattina alle 5 fino alla domenica a mezzanotte la metro funziona sempre) e ben studiati.

A questo aspetto si è unito un piano, che prosegue per tappe negli anni a venire e che sta limitando progressivamente l’uso ai veicoli inquinanti e incentivando l’uso di quelli elettrici o dotati di impianti che riducono le emissioni (come il GPL).

È poi notevole la presenza di stazione di biciclette utilizzabili con l’app SMOU (con la quale si paga anche il parcheggio delle auto, questo sì, molto caro e anche difficile da trovare), attraverso il circuito Bicing che dispone di bicilette “muscolari” (normali), ed alcune anche elettriche, che permettono per esempio di fare quei brevi tratti di percorso o spostamento (anche in salita, come spesso capita a Barcellona), non convenientemente serviti dai mezzi pubblici o semplicemente di accorciare il cammino. Ma certamente si può usare la bicicletta in condivisione anche per percorsi lunghi.

Le bici vengono manutenute ed esiste un call center che risolve i problemi e ascolta le lamentele di chi trovasse una bici non funzionante o difettosa, prendendo nota dell’eventuale anomalia e segnalando la bicicletta problematica.

È chiaro che in un contesto di questo tipo, si comincia a potersi muovere con una certa facilità con i mezzi pubblici e producendo meno emissioni. Qualcuno si porta anche il monopattino elettrico all’interno della metro, e prosegue in totale autonomia il proprio viaggio senza auto.

Il tutto è ben coerente per esempio con la qualità di altri servizi pubblici come le bellissime biblioteche, molto grandi, diffuse sul territorio, ben fornite e dotate di tanti servizi, personale preparato e apparecchiature informatiche a disposizione degli utenti. Così come gli impianti sportivi comunali sono belli e ben gestiti, spesso in prossimità di stazioni metro o di Bicing, promuovendo così una cultura dello sport che il Comune implementa con quella della mobilità sostenibile e salutare.

Che ruolo può avere l’automobile nel futuro delle città?

E in generale quali sono le difficoltà che si stanno affrontando?

Quali le soluzioni proposte dal settore, suggerite dagli automobilisti e valutate dalla politica?

A queste e altre domande cerca di rispondere, ma con molto ritardo rispetto ai problemi ambientali, il mercato dell’auto, che deve necessariamente abbracciare una trasformazione che tenga conto di tutti gli elementi inquinanti.

E’ importante infatti trovare soluzioni a problemi che accompagnano il passaggio alle auto elettriche: il reperimento delle cosiddette terre rare per produrre le batterie e lo smaltimento delle stesse, la produzione di energia elettrica necessaria per ricaricare le auto (che dovrebbe provenire sempre di più da fonti sostenibili per evitare di aver generato GHG durante la combustione di gas o di carbone), l’autonomia delle batterie, la capillarità maggiore o minore delle stazioni di ricarica.

E le batterie necessarie secondo il futuro possibile e forse auspicabile, senza un notevole aumento delle capacità di riciclaggio, rischiano di richiedere una quantità di rame, litio e cobalto non disponibile nelle miniere ad oggi già conosciute e in fase di sfruttamento.

Oltre a questo l’UE non è tra i maggiori produttori di batterie (oggi provenienti soprattutto da Cina, Giappone e Corea del Sud).

Anche per questo l’UE ha lanciato nell’ottobre 2017 e finanziato con 2,9 miliardi di € un progetto chiamato “European Battery Innovation” e la “European Battery Alliance”, di cui l’Italia fa parte, e che si sta occupando del problema e di una prossima generazione di batterie “sostenibili”. Dai privati ci si aspettano molti altri fondi (circa 9 miliardi). La compagine che parteciperà al progetto è composta anche imprese (tra cui per l’Italia, a vario titolo FCA, ENEL X, FIAMM), e start up. Il focus sarà non solo sull’estrazione delle materie prime, ma anche su tutto il ciclo di vita delle batterie, compreso il design e la produzione delle stesse, lo smaltimento, l’economia circolare che accompagna tutto il ciclo, affinché ci sia una sostenibilità generale derivante dalle innovazioni che scaturiranno dal progetto.

Le batterie tradizionali sono al momento in gran parte riciclabili sepure inquinanti (quelle al piombo acido, che contengono anche

C’è poi il tema dell’approvvigionamento delle materie prime per le batterie di nuova generazione cosiddette al litio. Anche se il litio rappresenta spesso circa un 3% dei materiali che comprendono anche nickel, cobalto, rame, plastiche, ceramiche, manganese, alluminio, ferro….: in grandissima parte, a livello globale, il cobalto viene dalla Repubblica Democratica del Congo (64%), la grafite dalla Cina (il 69%), mentre il litio consumato dall’UE viene in gran parte dal Cile, mentre sul cobalto ci viene in soccorso soprattutto la Finlandia.

Fiera auto barcellona

Insomma un obbiettivo del progetto dell’UE è anche quello di assicurarsi per il futuro materie prime di cui non dispone al suo interno, rendendone comunque più efficiente e sostenibile l’uso, lavorando su possibile smaltimento (attualmente non si riescono a riciclare queste batterie), mentre cerca di innovare per poter utilizzare materiali alternativi e meno inquinanti.

In ogni caso buona parte dell’inquinamento prodotto dalle auto elettriche è indirettamente collegato alla fonte di produzione dell’elettricità. Tanto più il mix energetico utilizzato per produrre elettricità in un Paese è pulito e tanto più pulita sarà l’elettricità che consuma, anche se al momento della guida apparentemente non si nota la differenza perché “non esce niente dal tubo di scappamento”, sia che l’energia sia stata prodotta dalla combustione di carbone che da un impianto eolico off-shore.

Poi ci sono gli aspetti preoccupanti delle emissioni di diossido d’azoto e del particolato prodotto dall’usura dei freni e dei pneumatici, per i quali si stanno studiando soluzioni per intrappolarlo. Gli aspetti economici toccati dal futuro della mobilità sono tantissimi: oltre all’automotive ci sono quello assicurativo, finanziario, quello vasto dei trasporti, dei media, il settore pubblico, le telecomunicazioni, aspetti medici e legali, e ovviamente quello energetico. C’è ovviamente il grande tema della guida automatica, sia di veicoli privati che condivisi. I veicoli senza conducente tuttavia risultano avere una difficile convivenza con la guida umana, almeno in alcuni contesti, ma si continua ad investire in quella direzione.

La fiera quest’anno si occupa anche del tema del Covid 19, e dell’impatto che ha avuto sul mercato dell’auto, non solo per i lockdown, ma anche per l’incertezza reddituale dei consumatori, per il blocco di molti stabilimenti, prima in Cina e poi in Europa e negli USA, e per il blocco dei produttori di varie componenti necessarie (cominciando dalle batterie, che ormai per il 50% sono prodotte in Cina).

E’ evidente come viviamo in un mondo interconnesso, in cui anche le soluzioni vanno pensate in modo globale.

 


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