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Scritto da Francesco Campus
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Il mercato fotovoltaico, le innovazioni, l’economia circolare.
Gli operatori delle rinnovabili lavorano nonostante il quadro legislativo nazionale sfavorevole.
Quasi un anno dopo l’infausto decreto legge 63/2024 del Ministero dell’Agricoltura, entrato in vigore il 16 maggio ‘24, che ha di fatto bloccato moltissimi sviluppi di progetti fotovoltaici, le imprese delle rinnovabili e dell’efficientamento energetico si riuniscono a Rimini come ogni anno, nella fiera italiana di maggior rilievo del settore.
Sette aree tematiche trattate con maggior rilevanza: fotovoltaico, eolico, idrogeno, efficienza energetica, energy storage, e-mobility e Sustainable City.
Moltissimi espositori (più di 1.000, in crescita significativa rispetto al 2024) su 20 padiglioni.

Sono stati molti convegni e gli incontri di imprese consultabili a questo link:
https://www.key-expo.com/eventi/programma-convegni?date=2025-03-05
Di fatto è stato confermato, da più prospettive, come sia necessario un impulso delle politiche energetiche sia in Europa che in Italia per ottenere un’accelerazione all’elettrificazione, degli investimenti sulle reti e i sistemi di accumulo, oltre all’adeguamento di infrastrutture.
Il tutto in un contesto che deve anche tutelare l’industria, i vari mercati e la possibilità di spesa dei cittadini. È certamente un quadro complesso da governare, ma può portare effettivamente a una maggiore autosufficienza del nostro continente e del nostro Paese dalle importazioni di gas che ancora rendono così elevato il costo dell’energia, in particolare in Italia.
Italy for Climate (il centro studi della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) ha presentato i dati rilevati dal sistema CIRO (acronimo di Climate Indicators for Italian RegiOns), cioè il database che ha realizzato in collaborazione con ISPRA, il monitoraggio e il confronto delle performance ambientali regionali.
La comparazione delle performance della decarbonizzazione suddivisi in 8 aree tematiche porta ad analisi che possono essere di notevole aiuto per le amministrazioni regionali e nazionali.
Ad esempio, la Sardegnaregistra la quota di emissioni pro capite di GHG più alta d’Italia (misurata in tCO2/ equivalente per abitante), a causa del grande ricorso al carbone La Regione ha ulteriormente – e si può dire discutibilmente – per usare un eufemismo - penalizzato le rinnovabili praticamente vietando le aree idonee quasi ovunque.
Vanno segnalate infatti negativamente le leggi regionali del 2024 sulle aree idonee a tal proposito (la n. 4/2024 anche impugnata per vizio di illegittimità costituzionale).
Tutto questo nonostante le enormi risorse sia di vento (anche off-shore, o in prossimità di zone industriali), che di irraggiamento. Impianti fotovoltaici ed eolici (a fronte di un bassissimo consumo di suolo), permetterebbero di raggiungere un’ottima produzione di energia pulita sul territorio regionale. Cosa particolarmente utile per un’isola e anche per le bollette.
Sono previsti 6,2 GW in Sardegna, ma di questo passo non se ne farà abbastanza. E il risultato, se non cambia il vento, sarà che i sardi continueranno a inquinare molto e a pagare bollette molto elevate perché dovranno importare carbone e petrolio per produrre la loro energia.
Invece di essere energeticamente indipendenti e virtuosi, saranno dipendenti. Su questa tematica si può anche visionare su RaiPlay l’ottima puntata dedicata alle rinnovabili dalla trasmissione Presa Diretta del 25 marzo 2025 dal titolo “Rinnovabili: indietro tutta”. (https://www.raiplay.it/video/2025/03/Rinnovabili-indietro-tutta---PresaDiretta---Puntata-del-23032025-d5d0bd6a-f3a5-46eb-8c47-52b85a3d1cff.html)
Al primo posto per quota più bassa di emissioni pro capite di GHG, dunque come regione virtuosa, c’è la Campania seguita dal Lazio, dalle Marche e dall’Abruzzo. La Valle d’Aosta, il Trentino alto Adige guidano, grazie all’idroelettrico, ma non solo, la classifica delle regioni con maggior produzione pro capite di energie rinnovabili. Da segnalare anche come gli edifici della Valle d’Aosta siano in gran parte in classe A, nonostante il necessario ricorso a riscaldamento.
Particolarmente interessante è stata la sessione sui “Falsi miti delle rinnovabili”, edizione 2025 organizzata da Italy for Climate (indirizzata anche a scuole ed imprese).
Un progetto, lanciato tre anni fa a Rimini che ha anche un sito Internet dedicato e che si propone di combattere la disinformazione sulle energie rinnovabili: https://falsimiti.italyforclimate.org/

A questo evento, e al progetto informativo tratteremo per esteso separatamente, ha preso parte anche il giornalista Stefano Liberti che ha evidenziato il cambiamento, e lo stravolgimento in alcuni casi, degli ecosistemi nel Mediterraneo, l’invasione di specie non autoctone e dei nuovi “stock ittici” che si sono tropicalizzati, che determinano anche in parte la crisi della pesca, che produce emigrazione.
Altro argomento trattato negli incontri è stato quello relativo alla necessità dei porti di diventare sostenibili (per esempio attraverso il flusso di navi a zero emissioni nel porto), e di diventare hub energetici virtuosi. L’agrovoltaico avanzato, pur incentivato seppure con dei limiti, non sarà sufficiente a produrre i GW che ci servono…occorrerebbe far ripartire i grandi impianti a terra, con buona pace di chi si inventa un consumo di suolo importante laddove i numeri raccontano ben altro (vedi i vari report di Elettricità Futura ad esempio). Le CER stanno lentamente diffondendosi, scontando una certa complessità burocratica.
Anie ha stimato i volumi di nuovo fotovoltaicvo installato sul territorio nazionale intorno a 7,3GW per il 2025…dunque inferiore ai 10GW annui necessari da qui al 2030.
Italia Solare parla similmente di quasi 7 GW di nuovo fotovoltaico, nonostante la saturazione virtuale della rete dovute a molte domande di connessione cui non fanno seguito impianti finanziati, costruiti ed allacciati.
Altro tema è quello dei PPA (Power Purchase Agreement), in un’ottica di decarbonizzazione, settore dove ha spiccato Iberdrola per MW contrattualizzati nel 2024, con accordi di lungo periodo per aziende, (ad esempio con Amazon, Vodafone, Apple, Mercedes Benz…). L’ottica dell’elettrificazione delle auto aziendali d’altra parte rappresenta uno degli obbiettivi che si propone la transizione energetica.
Uno spazio importante è stato dedicato come sempre anche alle innovazioni e alle start up, oltre a quello della padrona di casa, la sempre virtuosa Regione Emilia Romagna.
L’economia circolare è inoltre stata al centro di diversi dibattiti e realtà aziendali capaci di ridurre o eliminare i rifiuti urbani e speciali in molti settori. L’Italia si mantiene un’eccellenza a livello europeo, ma ha comunque moltissima strada da fare per migliorare ulteriormente.
Gli operatori in fiera mantengono un atteggiamento molto positivo e costruttivo. Il mercato sostanzialmente si cerca di adattare alle nuove politiche, spesso criticabili, portando avanti la transizione energetica, nonostante spesso le aziende delle rinnovabili siano ostacolate dalle nuove leggi, invece che agevolate.

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Scritto da Francesco Campus
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LEGGI CONTRO IL FOTOVOLTAICO DECRETI CHE DANNEGGIANO L'AMBIENTE, L'ECONOMIA, LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO E L'INDIPENDENZA ENERGETICA ITALIANA. L' ITALIA DEL SOLARE FRENATA DALLA POLITICA NEL CONTESTO INTERNAZIONALE. Per un italiano visitare la fiera dell'energia solare Intersolar a Monaco di Baviera è sempre un'esperienza arricchente e stimolante, ma stavolta, purtroppo, a causa delle leggi recentemente approvate in Italia, e degli ostacoli creati ad hoc, può diventare particolarmente frustrante. Ci si va con l'interesse di cogliere nuove opportunità, per fare networking, incontrare clienti e conoscere in anteprima gli studi e gli scenari previsti per i prossimi anni. E ci si confronta con Paesi che supportano assai di più il fotovoltaico, mentre da noi viene di fatto complicato enormemente lo sviluppo di progetti a terra....ci si chiede il perché. Se da un lato il quadro globale è risultato anche nel 2024, estremamente positivo e incoraggiante, quello italiano è purtroppo caotico e richiede per gli operatori una buona dose di pazienza nei confronti della politica che di fatto si pone come obbiettivo di ostacolare lo sviluppo delle rinnovabili, con pretesti risibili, infondati e ben confezionati, facendo credere che il fotovoltaico tolga terreno all'agricoltura. Invenzioni che solo persone disinformate possono prendere per buone. Nel 2024 un'azienda del fotovoltaico del nostro bel Paese deve fare i conti con i recenti decreti governativi che gettano molta confusione nel settore, di fatto bloccano il lavoro delle imprese e bruciano molti mesi o anni di lavoro per autorizzare progetti solari previsti su terreno agricolo che avrebbero potuto fornire di energia pulita le comunità diminuendo sempre più l'energia che si compra di fatto producendola da fonti fossili, dunque inquinando e pagandola cara. Eppure come ben spiegato anche sul sito di Elettricità Futura, in Italia la percentuale di terreni agricoli occupata da pannelli fotovoltaici è al momento di soli 16.000ha. cioè, su 12,8 milioni di ha. Si tratta dello 0,13% dei terreni agricoli. Sì, c'è una finestra aperta sull'agrivoltaico, ma i fondi a disposizione per incentivare queste installazioni avanzate non sono sufficienti per installare tutti i GW che si potrebbero e che si dovrebbero fare a terra. La "solar belt", come ben sa chi sviluppa progetti fotovoltaici è stata di fatto ridotta moltissimo. Lo scopo del fotovoltaico, come è noto, è produrre energia in modo economico e pulito. Sarebbe davvero interessante vedere tra qualche anno una mappa dei progetti "cancellati" da questo decreto, e confrontarli con l'inesistente insediamento agricolo che avranno visto. Un proprietario di terreno che non vuole coltivare avrà ben fatto dei ragionamenti prima di scegliere cosa fare col suo terreno....o lo stato vuole obbligarlo a coltivare, magari anche se il terreno non ha alcun pregio o fertilità? A questo si aggiunge l'effetto negativo sull'economia delle lavoratrici e dei lavoratori del settore del fotovoltaico (dai manager agli installatori, dagli sviluppatori ai commerciali che riforniscono di inverter, moduli e cavi gli EPC, dai tecnici, ai geometri, dai geologi che controllano il rischio idrogeologico dei terreni interessati, ai legali). Ma non solo: le bollette degli italiani saranno più care perché dipenderemo di più dal gas mentre gli impianti a terra utility scale consentono un costo dell'energia inferiore a quello ottenibile con fonti fossili, e ovviamente senza inquinare e surriscaldare il pianeta. E' triste ma vero...le leggi appena emanate dal ministero dell'agricoltura, interferiscono negativamente sull'operato di chi lavora con professionalità e intelligenza da anni per produrre energia pulita ed indirettamente far abbassare le tariffe energetiche a tutti gli italiani. Chi lavora nello sviluppo di progetti fotovoltaici, nelle installazioni di impianti a terra, sa quanto lavoro ci vuole per ottenere tutte le autorizzazioni con la burocrazia che sempre ci ha contraddistinto. Ma vedersi annullare il lavoro già fatto e dover rinunciare a modernizzare e rendere più pulita e l'energia italiana, e il mix energetico più autosufficiente, tutto a causa di un paio di decreti governativi, peraltro pieni di effetti dannosi collaterali, porta molta delusione. Tra l'altro i commenti dei player internazionali citano l'Italia come esempio di stupido boicottaggio legislativo delle rinnovabili, in particolare "grazie" al recente decreto per impedire progetti fotovoltaici su terreni agricoli. Vedere quanto lavoro viene danneggiato o cancellato con un tratto di penna da chi non è particolarmente competente genera incredulità e rabbia. Infatti, col pretesto del consumo di suolo (quando questo è principalmente imputabile all'urbanizzazione, alla logistica, all'espansione di industrie etc.), si impedisce si far crescere l'indipendenza energetica italiana che dipenderà in misura dunque maggiore dal gas comprato dall'estero, o da altre fonti inquinanti. Tutta questa miopia, che si ritorce contro l'interesse nazionale, l'indipendenza energetica, e contro la protezione dell'ambiente e la lotta al cambiamento climatico, produce anche un effetto negativo per i proprietari di terreno, che prima del decreto potevano scegliere se vendere il proprio terreno a chi voleva fare fotovoltaico, o cedergli il diritto di superficie ottenendone una considerevole rendita per 30 o 35 anni. Va da sé che se un imprenditore agricolo ritiene più vantaggioso coltivare un terreno magari arido o non produttivo può sempre evitare di metterlo a disposizione dei produttori di energia. Invece ora chi ha un terreno agricolo adatto ad installare un impianto fotovoltaico non ha questa possibilità di guadagno (sul cui diritto di superficie comunque lo stato aveva già alzato le tasse, rendendo di fatto più complicata, ma ancora attuabile la sostenibilità economica dello sviluppo dei progetti). Questa situazione ci fa invidiare le politiche della Spagna, della Germania e di altri Paesi, che supportano in modo lungimirante lo sviluppo delle rinnovabili. E che installano ovviamente più GW di noi. Ad esempio nel 2023 la Germania ha installato 15 GW, la Spagna 8,9, e l'Italia 5 GW. Ma nel 2024 il divario dovrebbe aumentare...perché questi decreti avranno effetto di ridurre le installazioni e l'onda lunga degli impianti fotovoltaici del Superbonus è destinata a finire. Come si farà a proteggere il pianeta dagli effetti nefasti della produzione di energia da fonti fossili, se chi dovrebbe accelerare la transizione ecologica emana decreti legge che boicottano il settore delle rinnovabili? Come si farà a tenere basse le bollette se continueremo a comprare molto gas dall'estero? Come si farà a creare occupazione qualificata quando viene boicottato questo settore che crea molti posti di lavoro ( molti di più di gas, petrolio e carbone che sono capital intensive)? Forse dovremo aspettare una classe politica che, come quella spagnola. Il ministero della transizione ecologica il 29 luglio 2024 ha autorizzato la costruzione immediata di 283 progetti di energia rinnovabili, eolici, uno idroelettrico ma soprattutto fotovoltaici (per circa 24.870 MW!!), per un totale di 28 GW e 300.000 nuovi posti di lavoro nel settore. Ci servirebbero anche qui politiche che perseguano veramente l'interesse della popolazione, dell'economia e dell'ambiente, e che a differenza di quanto si tenti di far intendere, non sono affatto in contrasto con quelli dell'agricoltura. Ci servono politiche che consentano agli italiani di pagare meno le bollette elettriche e alla nazione di produrre l'energia pulita in casa, comprandone sempre meno dall'estero.
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Scritto da Francesco Campus
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Una torre di 144 metri, con una vista panoramica e riflessiva sulla sostenibilità ambientale delle città.

Una visita al Mirador Torre Glòries (che fa parte degli edifici della World Federation of Great Towers insieme alla Torre Eiffel di Parigi , all’ Empire State Building di New York, o al Burj Khalif di Dubai), consente di immergersi in uno spazio fisico e mentale al tempo stesso futuristico, interattivo, panoramico e turistico. L’immobile di proprietà di MERLIN Properties, è stato progettato dai famosi architetti Jean Nouvel e Fermín Vázquez, e ricorda un geyser.
Ma ci sono molti aspetti che aprono gli occhi sulle tematiche ambientali della città, (che non a caso ospita anche la fiera Smart Cities Expo).
Aperto nel maggio 2022, il Mirador, è stato visitato da centinaia di migliaia di persone attratti sia dall’aspetto esteriore di questo gigantesco “cetriolo” colorato, sia dall’esperienza complessiva della torre.
La prima una esposizione, al piano terra, è composta da 5 installazioni (Prologue, Barcelonians, Atmospheres, Rhythms and Sirena), e che prende il nome di Hyperview Barcelona basata su arte, tecnologia, e dati. Ci sono ad esempio scultura di carta che rappresentano animali e altri soggetti sospesi in capsule cubiche e trasparenti.
Nell’installazione Atmospheres, su uno schermo digitale di più di 100m2 sono proiettati i dati raccolti in tempo reale sul flusso di auto e di mezzi di trasporto in movimento nella città. Il monitoraggio dei quali dà un’idea dell’attenzione alla vivibilità e al controllo delle emissioni e dell’organizzazione della mobilità urbana.

Divisa in 4 “momenti” di esperienza visiva e sonora, descrive e rappresenta:
- il cielo (Sky Above Us), attraverso le costellazioni, I satelliti e gli aerei.
- il vento (Wind), con dati sulla velocità, la qualità dell’aria, il polline….).
- il mare (Our Sea), che visualizza l’ interazione del mare con le attività umane, l’acidificazione, l’aumento delle temperature, l’impatto sui microorganismi basati su rilevamenti forniti dall’ Institut de Ciències del Mar-CSIC).
- i suoni della città (Soundscapes) suddivisi in suoni emessi dagli organismi, dalla terra, e quelli generati dall’uomo.
In questo modo si ha un’idea rappresentata del continuo pulsare di un ecosistema urbano in parte influenzato e regolato dall’uomo e in parte subìto dall’uomo (con il traffico, i rumori, l’inquinamento dell’aria e quello acustico di sottofondo).

La città infatti può contare su trasporti pubblici efficienti e in buona parte ibridi (dunque silenziosi ed ecosostenibili), o su rotaie (con 11 linee di metropolitane e una ferrovia urbana assolutamente invidiabile), sul bike sharing (anche elettrico), e sull’effettiva convenienza, in molti contesti, a servirsi del servizio pubblico piuttosto che di quelli privati.
Vengono inoltre rappresentati i suoni con tanto di misurazione di decibel dei vari uccelli cittadini, dei rumori del traffico e di altro tipo. La schermata digitale trasmette il senso di controllo e rappresentazione grafica in movimento di una città pulsante. L’edificio si trova all’incrocio tra tre grandi vie: Avinguda Diagonal, Avinguda Meridiana e Gran Via.
Salendo con il velocissimo ascensore al 30esimo piano si può sperimentare la vista a 360 gradi della città offerta dall’Observation Deck.
Dal centro del distretto denominato “@22”, il centro tecnologico situato tra Glories e Poblenou, dove hanno sede moltissime start up e coworking center oltre ai centri pubblici e privati che offrono formazione e sviluppo di competenze, nuove tecnologie e imprese innovative.
A quel punto di può visitare l’opera d’arte “interattiva” percorribile e permanente chiamata Cloud Cities Barcelona frutto dell’artista argentino Tomás Saraceno.

Si tratta di una struttura che mi ha ricordato le formule chimiche delle molecole, degli idrocarburi, costruita con superfici di legno e cavi di metallo e all’interno della quale ci si può addentrare, per non dire arrampicare.
Una sorta di reticolato, o di ragnatela di esagoni attraversabili (per chi non soffre di vertigini e ha una scelta scioltezza articolare viso che non sono esagoni molto grandi e che si trovano tra 4 e 10 metri di altezza dal pavimento), che consentono un percorso atipico nella geometria di una sorta di alveare artificiale e che spinge a considerare il futuro ambientale e verticale dell’architettura urbana. L’ipotetica ragnatela vorrebbe suggerire una collaborazione rispettosa tra l’uomo e l’ambiente che è ormai diventata molto complicata, ma che andrebbe ricostruita, valorizzata e tutelata.
Ulteriori informazioni sono reperibili al sito web ufficiale: https://www.miradortorreglories.com/en/welcome-it/

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Scritto da Francesco Campus
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DECRETI CHE DANNEGGIANO L'AMBIENTE, L'ECONOMIA, LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO E L'INDIPENDENZA ENERGETICA ITALIANA. L' ITALIA DEL SOLARE FRENATA DALLA POLITICA NEL CONTESTO INTERNAZIONALE. Per un italiano visitare la fiera dell'energia solare Intersolar a Munich è sempre un'esperienza particolare, ma stavolta, purtroppo, a causa delle leggi appena approvate, e degli ostacoli creati ad hoc, può diventare particolarmente frustrante. Ci si va con l'interesse di cogliere nuove opportunità, per fare networking, incontrare clienti e conoscere in anteprima gli studi e gli scenari previsti per i prossimi anni. E ci si confronta con Paesi che supportano il fotovoltaico, mentre da noi viene di fatto complicato enormemente lo sviluppo di progetti a terra....ci si chiede il perché. Se da un lato il quadro globale è risultato anche nel 2024, estremamente positivo e incoraggiante, quello italiano è purtroppo caotico e richiede per gli operatori una buona dose di pazienza nei confronti della politica che di fatto si pone come obbiettivo di ostacolare lo sviluppo delle rinnovabili, con pretesti risibili, infondati e ben confezionati, facendo credere che il fotovoltaico tolga terreno all'agricoltura. Invenzioni che solo persone disinformate possono prendere per buone. Nel 2024 un'azienda del fotovoltaico del nostro bel Paese deve fare i conti con i recenti decreti governativi che gettano molta confusione nel settore, di fatto bloccano il lavoro delle imprese e bruciano molti mesi o anni di lavoro per autorizzare progetti solari previsti su terreno agricolo che avrebbero potuto fornire di energia pulita le comunità diminuendo sempre più l'energia che si compra di fatto producendola da fonti fossili, dunque inquinando e pagandola cara. Eppure come ben spiegato anche sul sito di Elettricità Futura, in Italia la percentuale di terreni agricoli occupata da pannelli fotovoltaici è al momento di soli 16.000ha. cioè, su 12,8 milioni di ha. Si tratta dello 0,13% dei terreni agricoli. Sì, c'è una finestra aperta sull'agrivoltaico, ma i fondi a disposizione per incentivare queste installazioni avanzate non sono sufficienti per installare tutti i GW che si potrebbero e che si dovrebbero fare a terra. La "solar belt", come ben sa chi sviluppa progetti fotovoltaici è stata di fatto ridotta moltissimo. Lo scopo del fotovoltaico, come è noto, è produrre energia in modo economico e pulito. Sarebbe davvero interessante vedere tra qualche anno una mappa dei progetti "cancellati" da questo decreto, e confrontarli con l'inesistente insediamento agricolo che avranno visto. Un proprietario di terreno che non vuole coltivare avrà ben fatto dei ragionamenti prima di scegliere cosa fare col suo terreno....o lo stato vuole obbligarlo a coltivare, magari anche se il terreno non ha alcun pregio o fertilità? A questo si aggiunge l'effetto negativo sull'economia delle lavoratrici e dei lavoratori del settore del fotovoltaico (dai manager agli installatori, dagli sviluppatori ai commerciali che riforniscono di inverter, moduli e cavi gli EPC, dai tecnici, ai geometri, dai geologi che controllano il rischio idrogeologico dei terreni interessati, ai legali). Ma non solo: le bollette degli italiani saranno più care perché dipenderemo di più dal gas mentre gli impianti a terra utility scale consentono un costo dell'energia inferiore a quello ottenibile con fonti fossili, e ovviamente senza inquinare e surriscaldare il pianeta. E' triste ma vero...le leggi appena emanate dal ministero dell'agricoltura, interferiscono negativamente sull'operato di chi lavora con professionalità e intelligenza da anni per produrre energia pulita ed indirettamente far abbassare le tariffe energetiche a tutti gli italiani. Chi lavora nello sviluppo di progetti fotovoltaici, nelle installazioni di impianti a terra, sa quanto lavoro ci vuole per ottenere tutte le autorizzazioni con la burocrazia che sempre ci ha contraddistinto. Ma vedersi annullare il lavoro già fatto e dover rinunciare a modernizzare e rendere più pulita e l'energia italiana, e il mix energetico più autosufficiente, tutto a causa di un paio di decreti governativi, peraltro pieni di effetti dannosi collaterali, porta molta delusione. Tra l'altro i commenti dei player internazionali citano l'Italia come esempio di stupido boicottaggio legislativo delle rinnovabili, in particolare "grazie" al recente decreto per impedire progetti fotovoltaici su terreni agricoli. Vedere quanto lavoro viene danneggiato o cancellato con un tratto di penna da chi non è particolarmente competente genera incredulità e rabbia. Infatti, col pretesto del consumo di suolo (quando questo è principalmente imputabile all'urbanizzazione, alla logistica, all'espansione di industrie etc.), si impedisce si far crescere l'indipendenza energetica italiana che dipenderà in misura dunque maggiore dal gas comprato dall'estero, o da altre fonti inquinanti. Tutta questa miopia, che si ritorce contro l'interesse nazionale, l'indipendenza energetica, e contro la protezione dell'ambiente e la lotta al cambiamento climatico, produce anche un effetto negativo per i proprietari di terreno, che prima del decreto potevano scegliere se vendere il proprio terreno a chi voleva fare fotovoltaico, o cedergli il diritto di superficie ottenendone una considerevole rendita per 30 o 35 anni. Va da sé che se un imprenditore agricolo ritiene più vantaggioso coltivare un terreno magari arido o non produttivo può sempre evitare di metterlo a disposizione dei produttori di energia. Invece ora chi ha un terreno agricolo adatto ad installare un impianto fotovoltaico non ha questa possibilità di guadagno (sul cui diritto di superficie comunque lo stato aveva già alzato le tasse, rendendo di fatto più complicata, ma ancora attuabile la sostenibilità economica dello sviluppo dei progetti). Questa situazione ci fa invidiare le politiche della Spagna, della Germania e di altri Paesi, che supportano in modo lungimirante lo sviluppo delle rinnovabili. E che installano ovviamente più GW di noi. Ad esempio nel 2023 la Germania ha installato 15 GW, la Spagna 8,9, e l'Italia 5 GW. Ma nel 2024 il divario dovrebbe aumentare...perché questi decreti avranno effetto di ridurre le installazioni e l'onda lunga degli impianti fotovoltaici del Superbonus è destinata a finire. Come si farà a proteggere il pianeta dagli effetti nefasti della produzione di energia da fonti fossili, se chi dovrebbe accelerare la transizione ecologica emana decreti legge che boicottano il settore delle rinnovabili? Come si farà a tenere basse le bollette se continueremo a comprare molto gas dall'estero? Come si farà a creare occupazione qualificata quando viene boicottato questo settore che crea molti posti di lavoro ( molti di più di gas, petrolio e carbone che sono capital intensive)? Forse dovremo aspettare una classe politica che, come quella spagnola. Il ministero della transizione ecologica il 29 luglio 2024 ha autorizzato la costruzione immediata di 283 progetti di energia rinnovabili, eolici, uno idroelettrico ma soprattutto fotovoltaici (per circa 24.870 MW!!), per un totale di 28 GW e 300.000 nuovi posti di lavoro nel settore. Ci servirebbero anche qui politiche che perseguano veramente l'interesse della popolazione, dell'economia e dell'ambiente, e che a differenza di quanto si tenti di far intendere, non sono affatto in contrasto con quelli dell'agricoltura. Ci servono politiche che consentano agli italiani di pagare meno le bollette elettriche e alla nazione di produrre l'energia pulita in casa, comprandone sempre meno dall'estero.
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